Descrizione
Carli furono ammessi al Gran Consiglio di Capodistria nel 1431. Si distinsero nel campo culturale e politico. La loro attività di dragomanni è testimoniata dai ritratti realizzati a Capodistria, ma trasferiti a Parenzo da Agostino Carli dopo la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Ancora oggi sono conservati nel Museo regionale di Parenzo. I ritratti del XVII e XVIII secolo testimoniano il servizio reso come dragomanni dei Carli, tra cui anche i ritratti delle loro mogli vestite in stile ottomano. Gian Rinaldo Carli il Vecchio divenne dragomanno grande e, in qualità di traduttore, collaborò alla conclusione della pace di Požarevac nel 1718. Tra i Carli, il più famoso fu Gian Rinaldo Carli (1720-1795), uno dei più importanti illuministi di Capodistria e dell’Istria e un intellettuale di fama internazionale nel XVIII secolo. All’età di ventiquattro anni ottenne la cattedra di astronomia e navigazione all’Università di Padova, dove insegnò ai futuri ufficiali della marina veneziana. È considerato uno dei primi sostenitori delle scoperte in fisica di Newton nell’Europa continentale. Il suo lavoro scientifico non si limitò all’astronomia: si occupò anche di economia, storia, archeologia, numismatica e questioni relative all’identità degli italiani. Il suo trattato sul denaro e sulle zecche in Italia fu a lungo considerato un’opera fondamentale. Nella tenuta di famiglia a Cere, vicino a Capodistria, fondò una manifattura con filanda, tessitura e tintoria. Sebbene non abbia avuto successo dal punto di vista economico, è considerata l’inizio dell’attività industriale in Istria. Dopo questo tentativo fallito, Carli si trasferì a Milano, dove trascorse la seconda parte della sua vita, diventando presidente del Consiglio economico supremo, e dove morì nel 1795.
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