Descrizione
Il palazzo Gravisi-Barbabianca era la residenza principale dei Gravisi a Capodistria, situato tra via Gallus e piazza Brolo. L’importanza della famiglia traspare anche dal ricco aspetto esterno, essendo il palazzo il più importante edificio barocco di Capodistria. L’aspetto attuale risale alla ristrutturazione del 1710, come testimonia l’iscrizione IOHANNES NICOLAUS MARCHION DE GRAVISIIS POSVIT A.D. MDCCX. Il palazzo ha tre piani, la parte centrale della facciata è sottolineata da un portale, due balconi e due trifore e una finitura triangolare. Il portale e le trifore sono decorati con teste di leone in pietra, un motivo decorativo frequente nelle facciate barocche. Ulteriori decorazioni del palazzo dei marchesi sono rappresentate dalle decorazioni delle finestre, dalla cornice del tetto e dalle volute.
L’interno presenta un atrio d’ingresso, da cui una scala conduce alla sala nobile al primo piano. La scala è decorata con sculture conservate sul soffitto e due delle tre statuine sulla balaustra, simboli dell’architettura e della pittura, mentre la terza, che simboleggiava la scultura, è andata perduta. La scala del palazzo Gravisi-Barbabianca era inoltre decorata con i ritratti di Nicolò e Leandro Gravisi e di Giann’Andrea Barbabianca, completati dai ritratti equestri del re polacco Jan Sobieski III, dell’imperatore Leopoldo I, del duca Carlo V di Lorena e del principe Eugenio di Savoia. La loro scelta sottolineava il prestigio cosmopolita e il chiaro sostegno dei Gravisi alla casa regnante asburgica durante la ristrutturazione del palazzo nel 1710, poiché proprio questi grandi personaggi, dopo la vittoria di Vienna nel 1683, incarnavano la lotta europea contro i Turchi. Oggi i ritratti sono conservati nel Museo regionale di Capodistria e nella sede di Pirano dell’Istituto per la conservazione del patrimonio culturale della Slovenia. Nella sala del piano nobile si è conservata la decorazione originale. La pittura del soffitto è stata aggiunta nel XIX secolo. Oggi il palazzo ospita la Scuola di musica di Capodistria.
Nella seconda metà del XVIII secolo la linea maschile della famiglia si estinse. Con il matrimonio di Chiara Barbabianca (1745) con l’illuminista Girolamo Gravisi, l’intero patrimonio familiare passò alla famiglia Gravisi, motivo per cui il palazzo porta ancora oggi il nome di entrambe le famiglie. Questo palazzo ebbe un ruolo culturale importante, poiché Giacomo Gravisi e suo cugino Gian Rinaldo Carli vi fondarono nel 1739 l’Accademia degli Operosi, centro dei pensatori illuministi di Capodistria. L’Accademia promuoveva la creatività, l’operosità e la ragionevolezza, concentrando la propria attività sulla letteratura, la storiografia e la filosofia e impegnandosi a diffondere gli ideali dell’Illuminismo.
All’estremità orientale dell’antico borgo di Prade, lungo la strada che porta a Pobegi, sorge la villa abbandonata degli Almerigotti, successivamente di proprietà delle famiglie Gravisi e Scampicchio, conosciuta dalla popolazione locale come “il castello dei Gravisi”. La costruzione fu avviata nella prima metà del XVI secolo dalla famiglia Almerigotti. Il complesso comprendeva un lungo edificio residenziale a un piano con annessi agricoli, un ampio cortile recintato sul lato nord e una torretta all’angolo nord-ovest che fungeva da piccionaia. All’angolo nord-orientale del cortile sorgeva la cappella di San Giovanni Battista, che assunse forme barocche intorno al 1700, ma che secondo Paolo Naldini fu costruita nel 1556 come diritto patrimoniale della famiglia Gravisi. La facciata della residenza era caratterizzata da un portale rustico in pietra e da infissi di finestre in stile rinascimentale. Durante la Seconda guerra mondiale, l’edificio era utilizzato come sede della cooperativa agricola, per poi passare a proprietà privata. Oggi sono conservati solo l’edificio residenziale parzialmente distrutto, frammenti delle mura, le rovine sepolte degli edifici agricoli e la cappella di San Giovanni Battista, i cui resti sono visibili lungo la strada principale. L’antico cortile è completamente ricoperto dalla vegetazione, mentre la torretta all’angolo è conservata solo nella parte inferiore.
I Gravisi possedevano, inoltre, una delle più grandi residenze nell’entroterra di Capodistria, la villa Gravisi Barbabianca sulla collina di Šantoma presso Škocjan (San Canziano), che purtroppo oggi è in rovina. Nel 1943 la parte centrale dell’edificio fu distrutta da un incendio e nel 1990 il complesso, un tempo lussuoso, era ormai ridotto a un rudere e passato in proprietà privata. Della residenza oggi rimane solo la parete orientale, mentre è stato completamente restaurato il giardino a cinque lati sul terrazzo inferiore, oggi distrutto. Una villa più piccola della famiglia Gravisi è stata conservata a Santo Stefano, tra Salara e Gason. A Semedella, sopra Capodistria, il medico Pio marchese Gravisi costruì tra il 1885 e il 1887 il castello dei Gravisi in stile neogotico, che con le sue torrette imitava l’aspetto delle fortezze medievali. Tra le due guerre mondiali, su progetto di Errore Fonda, fu sopraelevato di un piano e circondato da un muro di pietra che imitava l’aspetto delle mura medievali. Dopo la Seconda guerra mondiale, il castello fu nazionalizzato e utilizzato come complesso residenziale, ma a causa della scarsa manutenzione iniziò a deteriorarsi fino al 1992, quando fu completamente restaurato.
Un posto speciale nella storia della famiglia Gravisi è occupato dal castello e dal feudo di Petrapilosa. Le rovine di questa imponente fortezza si trovano ancora oggi su un’altura sopra la valle di Bračane, vicino al villaggio di Mali Mlun, a ovest di Pinguente (oggi Croazia). Il castello entrò in loro possesso nel 1440, quando la Repubblica di Venezia glielo concesse come ricompensa per i meriti militari, e rimase nella famiglia per quasi 450 anni, fino al 1889. Il feudo comprendeva dodici villaggi che garantivano ai Gravisi un reddito considerevole e quindi potere economico e influenza sociale.
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