Descrizione
La famiglia Bruti è originaria di Ulcinj, nell’odierna Montenegro, ma a causa delle incursioni turche nel XVI secolo si trasferì a Capodistria. Nel 1575 fu ammessa al Gran Consiglio, dopodiché la famiglia diede un vescovo e diversi dragomanni a Istanbul. Nel XVIII secolo prestarono anche il servizio militare. La famiglia acquisì influenza anche grazie a matrimoni strategici. In questo modo riuscirono a sfruttare sia il capitale sociale che economico.
L’ascesa politica dei Bruti fu ufficialmente confermata con il decreto del Doge del 3 settembre 1575, che accolse i fratelli Bruti e i loro legittimi discendenti maschi nella nobiltà di Capodistria e lodò il loro padre, il cavaliere Antonio Bruti, per il suo lungo e fedele servizio agli interessi della Repubblica di Venezia. La procedura di ammissione nella nobiltà di Capodistria non si svolse senza complicazioni, poiché il Gran Consiglio di Capodistria protestò contro questa violazione degli statuti di Capodistria, ma alla fine prevalse la volontà delle autorità veneziane. Nei decenni successivi, Giacomo si affermò come importante cittadino: nel 1583 divenne ambasciatore a Venezia e in seguito capitano degli Slavi, comandante dell’esercito rurale di Capodistria. Queste erano funzioni che consolidarono la posizione della famiglia tra l’élite cittadina.
La storia della famiglia Bruti vide anche degli episodi drammatici: il fratello di Giacomo, Bartolomeo, che per un breve periodo studiò a Istanbul per diventare interprete veneziano, entrò a far parte dei servizi segreti spagnoli, organizzò un clamoroso scambio di prigionieri e poi si dedicò alla politica moldava, prima di morire di una morte violenta nel 1592: dopo aver tentato la fuga, fu arrestato, mutilato e strangolato, e il suo cadavere fu gettato nel fiume Dnestr. Mentre questo accadeva, i suoi parenti a Capodistria continuavano ad aspettarlo dal 2 marzo, convinti che sarebbe “tornato a casa entro pochi giorni”.
Anche il vescovo di Capodistria Agostino Bruti (1668–1747) discendeva dalla famiglia Bruti. Dopo essere entrato nell’ordine domenicano, studiò teologia a Padova, uno dei principali centri di istruzione della Repubblica di Venezia. Inizialmente prestò servizio a Capodistria come consigliere dell’Inquisizione, poi a Roma come segretario dei diplomatici veneziani, dove strinse importanti contatti e riuscì a diventare gran camerario di papa Clemente XI. In seguito divenne prelato dell’abbazia domenicana di Asoli, poi vescovo titolare di Creta e nel 1733 fu nominato vescovo di Capodistria. Nei tredici anni di guida della diocesi convocò due sinodi, ampliò il seminario e proseguì la ristrutturazione barocca della cattedrale. Le sue spoglie sono sepolte nella rotonda di San Giovanni Battista a Capodistria.
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