Descrizione
La storia architettonica della cattedrale di Capodistria risale forse al primo Medioevo, mentre nel tardo Medioevo aveva l’aspetto di una basilica romanica a tre navate. La posizione della Chiesa di Capodistria si rafforzò dopo il 1186, quando la città ottenne l’autonomia, e soprattutto l’anno successivo, quando, dopo diversi secoli, la diocesi di Capodistria si separò da quella di Trieste. La ristrutturazione gotica fino alla metà del XV secolo fu il risultato dei danni causati dai saccheggi dei Genovesi. Oggi possiamo ammirare la facciata principale della cattedrale di Capodistria, la cui parte inferiore è in stile gotico fiorito veneziano, mentre il piano superiore è in stile primo rinascimentale. Prima della consacrazione della chiesa gotica, furono restituite da Genova anche le reliquie rubate del patrono e primo vescovo di Capodistria, San Nazario.
La cattedrale fu poi sottoposta a una profonda ristrutturazione. Il rinnovo in stile barocco del XVII e XVIII secolo avvenne in tre fasi. La prima fase della ristrutturazione riguardò solo il coro della chiesa e fu commissionata dal vescovo di Capodistria Paolo Naldini nel 1690 all’architetto veneziano Francesco. Naldini voleva riportare in auge l’usanza del sinodo ecclesiastico, cioè l’assemblea dei sacerdoti della diocesi, che si teneva nel coro della chiesa. Probabilmente fu proprio per questo motivo che si rese necessario un coro più grande. Naldini non vide mai il nuovo coro, poiché la costruzione iniziò ufficialmente nel 1715 e durò fino al 1722. La fase successiva della barocchizzazione fu promossa dal sinodo del vescovo Agostino Bruti 15 anni dopo. All’epoca fu commissionata la ristrutturazione della navata della chiesa al miglior architetto di edifici ecclesiastici della Repubblica di Venezia, Giorgio Massari, poiché durante il sinodo era risultata particolarmente evidente la differenza tra il nuovo coro e la parte basilicale più antica della chiesa. Nel 1737 iniziò la costruzione della sala a tre navate, mentre Massari progettò di propria iniziativa un nuovo coro ancora più grande, che scatenò controversie tra la città e il vescovo, coinvolgendo persino il doge. Per questo motivo la costruzione durò ben dieci anni.
Massari probabilmente non venne mai a Capodistria e seguì i lavori di ristrutturazione a distanza. La costruzione fu infatti diretta dagli architetti friulani Lorenzo Martinuzzi (nuova navata, 1738-1742) e successivamente Domenico Schiavi (coro, 1749). Lorenzo e suo fratello Giovanni erano figli di Bernardino e collaborarono alla costruzione della cattedrale sin dalla prima fase barocca. Giovanni collaborò con il padre alla costruzione della chiesa dei Gesuiti a Fiume. Lorenzo fu costretto ad abbandonare il cantiere della cattedrale di Capodistria a causa della cattiva gestione dei lavori. Il lavoro fu quindi ripreso da Domenico Bertini. Francesco Schiavi aggiunse nel 1750 stucchi in stile rococò nella parte orientale della chiesa. La facciata gotica e rinascimentale venne conservata nonostante le ambiziose proposte di Massari di fare una nuova facciata. Massari unì di fatto la chiesa medievale e il campanile in una chiesa barocca modernizzata. L’interno della chiesa in stile classicista è luminoso, spazioso e arioso, come testimoniano anche le colonne doriche, i pilastri e le arcate. Il ritmo degli elementi architettonici è dettato dal muro profilato che corre lungo tutto l’interno della chiesa e divide visivamente lo spazio in due parti (muro e soffitto). Nel 1750 fu completata la barocchizzazione della cattedrale di Capodistria.
Il barocco è presente nella cattedrale anche nei busti e nelle decorazioni della tomba di famiglia dei Bruti del 1696 sulla parete a sud. Altri ricchi monumenti rococò presenti nella chiesa sono il pulpito, apparentemente in pietra ma in realtà in legno, realizzato nel 1758 da Lorenzo Farolli, e il trono vescovile in legno, realizzato intorno al 1730.
Nella cattedrale sono oggi raccolte anche numerose opere d’arte barocche provenienti da alcune chiese conventuali di Capodistria, che vi furono trasferite intorno al 1806/07. Al termine della ristrutturazione barocca, nella cattedrale c’erano nove altari (tre in ogni navata laterale, due su ciascun lato del transetto e l’altare maggiore nel coro), anche se la loro disposizione originaria è leggermente cambiata nel corso degli anni. Oggi possiamo ammirare:
- altare maggiore (Giorgio Massari, Gasparo Albertini, 1788-1790);
- cappella a sinistra del coro: altare del Santissimo Sacramento (prima metà del XVIII secolo, provenienza: ex chiesa di Santa Chiara; dipinto dietro l’altare: Francesco Pavoni);
- cappella a destra del coro: altare della Madonna Addolorata (in origine era l’altare di S. Girolamo, architetto: Alessandro Tremignon, 1669-1670; successivamente nell’altare fu collocata una scultura lignea della Pietà, trasferita dalla chiesa dei Serviti);
Navata laterale sinistra: - altare di Santa Croce (datato alla prima metà del XVIII secolo, provenienza: ex chiesa dei Servi; oggi sull’altare si trova un crocifisso opera dello scultore Scipione Biggi, 1894).
- altare di San Marco (architetto: Giorgio Massari, scultore: Giambattista Bettini, 1743-1749, pittore: Stefano Celesti, 1638);
- altare di San Girolamo (pittore: Pietro Liberio, architetto: Alessandro Tremignon, 1670 circa, provenienza: ex chiesa domenicana);
Navata laterale destra:
- altare dei Santi Pietro e Paolo (prima metà del XVIII secolo, provenienza: ex chiesa dei Servi; pittore: Bartolomeo Gianelli, che nel XIX secolo ha copiato il dipinto originale con i Santi Filippo e Agostino);
- altare dell’Immacolata (originariamente altare di S. Rocco, architetto: Giorgio Massari, 1748-1751; nel XIX secolo questo altare cambiò patronato: dapprima fu dedicato a San Luigi, poi all’Immacolata; oggi vi si trova il dipinto di Bartolomeo Gianelli, 1854).
- altare di Santa Barbara (commissionato dalla confraternita dei cannonieri; 1668 e 1673, ampliato nel XVIII secolo, provenienza: ex chiesa domenicana).
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