Palazzo Attems - Petzenstein

Point type
Patrimonio culturale
Esperienza a tema
Evento culturale

Descrizione

Il palazzo Attems rappresenta uno dei più begli esempi di architettura barocca a Gorizia. La ristrutturazione del palazzo fu un’impresa finanziaria di grande portata, pertanto l’aspetto attuale del palazzo è il risultato di ben quattro fasi di costruzione che si susseguirono dalla fine del XVII secolo alla fine del XVIII secolo. La ristrutturazione del palazzo venne avviata dopo il 1699 da Ermanno Sigismondo Attems (1625-1707) e proseguita da Giovanni Francesco Attems (1665-1721) con l’acquisto di ulteriori terreni. La costruzione della nuova residenza in città degli Attems fu completata dal conte Sigismondo Attems Petzenstein (1708-1758) nel 1744/45. Poiché suo fratello Carlo Michele Attems (1711-1774) divenne nel 1751-1752 il primo vescovo dell’appena istituita diocesi di Gorizia, il palazzo doveva riflettere il nuovo prestigio della famiglia. Per i lavori di costruzione avrebbe quindi assunto l’architetto Saverio Gianni dell’officina di Giovanni (Johann) Pacassi, mentre alcuni attribuiscono la costruzione al nipote di Giovanni, il famoso architetto di corte austriaca Nicola Pacassi. Alla morte di Sigismondo Attems (1758), il palazzo fu descritto come segue: “Il palazzo ha 12 stanze e 7 stanze nel mezzanino, oltre a una cucina e una dispensa. Il salone era collegato alla cappella, dove c’era un altare con un dipinto. Il complesso edilizio era collegato da un passaggio sotterraneo. Gli edifici agricoli del complesso del palazzo comprendevano un granaio, una cantina con due stanze al piano superiore, una stalla, un orto e un cortile”. Nella stalla c’erano diversi cavalli da sella e da tiro, che trainavano sia carrozze lussuose che carri più modesti. Alla morte del proprietario, il valore del complesso edilizio era stimato in 19.361 fiorini e 6 quattrini. Un palazzo simile era stato acquistato a Lubiana da Francesco Raigersfeld, un funzionario con un buon fiuto per gli affari. L’arredamento interno seguiva le tendenze più moderne ed era composto principalmente da armadi – un tipo di mobile che solo lentamente si stavano facendo strada nelle residenze nobiliari di Gorizia. Sebbene questo tipo di arredamento fosse più un’eccezione tra l’élite goriziana, era anch’esso realizzato da artigiani locali con gli stessi tipi di legno che si usavano per altri mobili: betulla, noce, pero e legno naturale di abete rosso verniciato di colore grigio o chiaro, con cui furono realizzati diversi pezzi nel palazzo.

Sigismondo Attems, di formazione avvocato, ricoprì alte cariche amministrative nel Goriziano, il cui prestigio però non si traduceva in una retribuzione adeguata, che di per sé non gli avrebbe comunque consentito di realizzare progetti così prestigiosi. Evidentemente, insieme ai redditi derivanti dal patrimonio familiare, creò una base stabile per investire nella ristrutturazione del palazzo borghese e dei castelli rurali, perché oltre alla ristrutturazione del palazzo in città, Attems intraprese anche grandi lavori di costruzione nella villa nella vicina Piedimonte (Podgora). Sigismondo assunse l’architetto Saverio Gianni per i lavori di ristrutturazione. Commissionò le decorazioni pittoriche a pittori goriziani (Johann Michael Lichtenreit, Antonio Paroli), solo per il dipinto dell’altare della cappella di famiglia nell’ex chiesa di S. Francesco si rivolse all’artista veronese Giambettino Cignaroli. Nonostante le ingenti spese di costruzione, Sigismondo Attems morì senza debiti e il completamento della villa a Piedimonte fu affidato al figlio Giovanni Ludovico Attems (1749-1820). Dalla villa di Piedimonte, che oggi fa parte della città di Gorizia, ma che nel XVIII secolo era un villaggio in mezzo alla campagna, gli Attems gestivano le loro proprietà terriere a Lucinico, Piedimonte e Dolnje Cerovo (Cerò di Sotto) e possedevano anche una casa a Cerovo (Cerò). Possedevano anche il castello di Jazbine, acquistato dal padre di Sigismondo nel 1714 e ristrutturato da Sigismondo nel 1747 con l’aiuto dell’architetto Saverio Gianni. La villa di Piedimonte incarnava l’idea molto popolare tra la nobiltà goriziana di un “rifugio di campagna”, dove ritirarsi dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. Sigismondo Attems lasciò scritto nei suoi appunti che “si ritira a Piedimonte per avere più tempo libero per muoversi, leggere, sfogliare qualche pagina con qualche geniale banalità e riflettere ancora di più sulle persone del passato”. L’intero complesso fu completato solo negli anni ‘80 del XVIII secolo. La paternità dei progetti è attribuita a Nicolò Pacassi, ma molto probabilmente questi fu presente solo nella fase finale dei lavori. La facciata principale era progettata in stile palladiano con pilastri, architrave e attico con camini a forma di obelisco, ed era preceduta da un doppio scalone di rappresentanza. L’intero complesso a forma di U ricordava Schönbrunn, ma l’interno, con la sala centrale e le ali laterali, si discostava dalla classica suddivisione degli spazi in stile veneziano. Sebbene esternamente si ispirasse ai palazzi tardobarocchi austriaci, presentava una combinazione di funzioni residenziali e agricole tipica delle ville italiane, per cui fungeva da villa suburbana e allo stesso tempo da sede della tenuta rurale.

Combinando elementi barocchi e rococò, il palazzo di Gorizia affascina i visitatori con la sua facciata monumentale. Ha una parte centrale accentuata e articolata da lesene, un parapetto profilato e una parte del tetto sottolineata da balaustra e statue. Il portale rettangolare è circondato da una bugnata particolarmente rappresentativa è il balcone con balaustra su mensole e trifora con ricchi rilievi e stemma di famiglia all’altezza del primo piano. Il disegno longitudinale della facciata principale è articolato principalmente da finestre decorate con sculture. Dall’atrio una doppia scalinata conduce al piano superiore con i locali di rappresentanza nel cosiddetto piano nobile e al salone riccamente decorato con stucchi che sono opera dello scultore Giovanni Battista Mazzoleni.

Il palazzo rimase di proprietà della famiglia Attems fino alla fine del XIX secolo, poi cambiò più volte proprietario. Dal 1900 è sede dei Musei Provinciali (oggi con sezioni di archeologia, pittura e storia più una biblioteca). In entrambe le guerre mondiali è stato danneggiato e successivamente restaurato.

Indirizzo

Gorizia/Gorica

Piazza Edmondo de Amicis 2 - 34170

IT Indirizzo

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